Perche i sogni meritano di essere vissuti

E’ una frase che mi ha sempre spinto ad andare oltre: altre al consueto, alla monotonia, all’ovvio, a ciò che è scontato, per inseguire ciò che mi fa vibrare e sentire vivo.

Nel 2009 facevo l’ingegnere per un’azienda di automazione industriale, una stimolante realtà fatta di tecnologie all’avanguardia e di personale molto motivato e unito.

Il mio lavoro mi piaceva, ma non l’amavo.

In quell’anno la crisi piomba anche sul quell’azienda e a febbraio mi trovo in cassa integrazione. Che fare? Il viaggio è la risposta e così con la scusa di imparare l’inglese passo un bel periodo in Irlanda e in Inghilterra. Ho bisogno di vedere le cose da un altro punto di vista e di cercare nuove risposte…ma conoscevo le domande?

Avevo iniziato a lavorare a 16 anni, passando dall’officina, all’ufficio tecnico: operaio, disegnatore, progettista e poi responsabile produzione, una crescita professionale realizzata grazie agli studi serali, prima il diploma e poi la laurea. Un percorso fatto di tanta fatica e caparbietà ma che ancora non mi appaga. Cosa manca?

Rientrato dai viaggi inizio la libera professione come progettista; ho bisogno di guadagnare per potermi mantenere ma anche di avere del tempo per cercare risposte.

Ma a giugno, a seguito di un brutto incidente, rischio di perdere due dita della mano destra. Mi sento perso, ho paura di non tornare ad arrampicare e di dover limitare la mia grande passione; l’operazione per fortuna va bene ma la riabilitazione sarà lunga e dolorosa. Recuperate le dita è il momento dello scafoide e con lui il 2009 se ne va, lasciando spazio ad un nuovo anno e alla speranza possa essere migliore del precedente.

Lentamente ritorno in montagna, prima a fare scialpinismo (beh, avendo un supergesso riuscivo a farlo comunque), poi l’arrampicata in falesia e infine a scalare in montagna.

Il periodo di astinenza mi ha fatto maturare quanto tutto questo mi appaghi e cosa sa regalarmi una giornata in montagna.

Potrebbe diventare il mio lavoro? Un pensiero fuori schema, ed io pragmatico come sono non ho riferimenti ne esempi a cui attingere. Non conosco nessuna Guida Alpina con cui confrontarmi per capire se è una professione di cui si può vivere, per capire se ho le qualità per farla… intanto mi preparo per le selezioni, poi si vedrà!

Nel 2011 supero le selezioni ed inizio il corso Aspiranti. Seguiranno 100 giorni di Montagna: modulo di formazione free-ride, scialpinismo, alta montagna, roccia, culturale, cascate e poi a ripeterli tutti in modalità esame.

Mi ha richiesto un grande sforzo, non solo dal punto di vista fisico, ma anche per cambiare mentalità perché un conto è essere alpinista, un conto è essere guida.

Nel 2013 finalmente il titolo di Aspirante Guida Alpina e con esso l’iscrizione al Collegio Guide Alpine del Veneto e l’inizio di un nuovo mestiere: le prime giornate di accompagnamento, qualche corso d’arrampicata, qualche “4000”. La gioia di condividere questa passione, il piacere di poter accompagnare e permettere alle persone di entrare in contatto con nuove dimensioni mi regala grande soddisfazioni. Lo leggo nei loro occhi e nel desiderio di crescere alpinisticamente per mettersi in gioco sempre di più e poter così affrontare itinerari più impegnativi. Presto i limiti di legge dati dal titolo di “aspirante” si rivelano limitanti e così mi affretto a chiudere il percorso.

Nel 2016 inizio gli esami di passaggio a Guida, saranno tre moduli di sette giorni ciascuno; scialpinismo, alta montagna e roccia, ancora allenamenti, studio e giorni di alto impegno da incastrare con il lavoro e gli impegni familiari.

A settembre si conclude così un percorso fatto di 120 giornate tra formazione ed esami.

Ora mi guardo indietro e vedo tutto il percorso fatto: le tante giornate in montagna, le emozioni vissute con i compagni di corso, le difficoltà con gli istruttori, lo scontro con le mie rigidità ed i miei limiti, il bisogno di andarci oltre.

Ora mi godo questo piacere, con il pensiero già alla prossima stagione e al prossimo viaggio.

Un grazie va a quanti nei primi anni mi hanno guardato storto, pensando fossi pazzo…sono stati estremamente motivanti!

Uno grande va ai miei amici/clienti, che mi hanno dato grande prova di fiducia, nel continuare a scegliere me come loro guida e nelle loro parole di incoraggiamento.

Uno particolarissimo va alla mia compagna Laura, che si gode le mie chiusure e il mio lato “orso”, aspetti accentuati nei momenti di difficoltà!